Nerone era diventato imperatore nel 54 d.C., e il suo interesse per il teatro e il lusso lo portò a nominare un cortigiano di nome Petronio (praenomen probabilmente Tito o forse Gaio) come suo Arbiter elegantiae o giudice di eleganza. Descritto da Tacito come un uomo che “faceva del lusso un’arte raffinata” e “trascorreva le sue giornate dormendo e le sue notti lavorando e divertendosi”, Petronio dettava la moda e l’arte alla corte imperiale. Lì compose il suo capolavoro, il satirico “Il Satyricon”, probabilmente nel 61 d. C. Nerone era capriccioso, tuttavia, e il suo favore era incerto; la gelosia di un rivale portò alla caduta di Petronio. Fuggì a Cumae prima che i compari di Nerone lo raggiungessero. Lì scrisse una descrizione completa delle molte dissolutezze e crimini dell’imperatore, intrattenne i suoi amici e ruppe il suo anello con sigillo per evitare che venisse usato per mettere in pericolo gli altri. Petronio si aprì le vene e morì dissanguato nel 66 d. C., sfuggendo a Nerone per suicidio. La sua opera più famosa, “The Satyricon” non fu pubblicata fino al 1664.

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